6 maggio – 30 luglio

La Fondazione Pastificio Cerere presenta LOSING CONTROL, la prima personale di Giulio Bensasson a cura di Francesca Ceccherini, che si estende lungo gli spazi del silos e il sotterraneo del mulino, entrambi ricavati dal recupero dell’antico Pastificio Cerere. Il progetto si compone di due installazioni site specific – Losing Control #1 e Losing Control #2esito di una ricerca avviata dall’artista nel 2019 e dedicata al tema della perdita del controllo e dei fenomeni che questa origina. 

Losing Control #1, realizzata nel sotterraneo Spazio Molini – in cui originariamente veniva prodotta la semola – interroga la perdita di controllo che si manifesta nel quotidiano dei luoghi in cui viviamo, restituita attraverso un percorso percettivo dedicato alle forme ossessive di cancellazione: l’idea del “pulire, detergere, coprire” come eliminazione del memento mori, ossia di ciò che simbolicamente ci ricorda l’inevitabile fine della vita. Tre volumi scultorei sono costruiti attraverso una composizione di piastrelle, realizzate a mano dall’artista con la tecnica del calco, per formare superfici nitide e luminose che risultano maniacalmente pulite, ordinate e razionali: presenze delicate e stranianti in totale contrapposizione con le pareti consumate dalle muffe e dall’umidità che disegnano il luogo. Le tracce di dismissione dello spazio – che da anni non assolve più alla sua funzione originale – testimoniano un movimento costante e inesorabile di deterioramento. Per contrasto, le superfici bianche delle piastrelle si inseriscono come presenze surreali e illusorie che evocano un rassicurante senso di staticità, controllo e pulizia. Sono parte di questo rapporto, fatto di opposizioni formali e simboliche, anche un’opera di natura sonora, progettata con Filippo Lilli, e una scultura olfattiva: un suono statico, profondo e senza ritmo, produce un effetto di repulsione/attrazione mentre diffusori per ambiente sprigionano un profumo di pulito estraneo allo spazio fatiscente.

L’installazione Losing Control #2, realizzata nel silos, si compone di un grande light box e di piccole diapositive illuminate attraverso visori vintage. Nell’ex magazzino del grano oggi un whitecube – la prospettiva longitudinale diviene espressione per la fuga di luce emessa dal light box, la cui immagine è l’ingrandimento di una diapositiva ritrovata in un vecchio studio di Roma. L’immagine, che in origine catturava un momento preciso e una memoria personale, è oggi l’esito del lavoro incessante di muffe e funghi che hanno sciolto nel colore ogni rappresentazione e liquefatto le pellicole negli acidi che le compongono. Il tempo, che su queste immagini ha assunto ogni controllo, origina un processo di decomposizione spontanea che deforma l’immagine originale lasciando nascere nuovi paesaggi di colore, forme astratte e organiche, universi fluorescenti.
Parte dell’archivio Non so dove, non so quando (2016)che raccoglie centinaia di pellicole recuperate e numerate dall’artista, le diapositive sono come vanitas del tempo presente, nature morte riesumate dalla storia recente a cui viene offerta una seconda vita post mortem. Risultato di un processo caotico durato oltre quarant’anni, le diapositive diventano anche indizi sul funzionamento della memoria umana, incapace di conservare i ricordi, e tracce di quello che la chimica del tempo ha cancellato.

Giulio Bensasson (Roma, 1990) vive e lavora a Roma.
La sua pratica artistica si sviluppa principalmente attraverso il linguaggio scultoreo e l’installazione. Tra i soggetti al centro del lavoro, il tempo è elemento primario presente in molte sue opere, materiale espressivo attraverso il quale indaga il trasformarsi della materia e i processi aleatori che vi si manifestano. Nella sua ricerca esplora possibili restituzioni legate al tema della memoria e della natura morta, il genere che rappresenta da sempre l’attenzione dell’arte per il reale, il banale e il quotidiano, soggetti a cui Bensasson si rivolge costantemente.

www.giuliobensasson.com

La Fondazione Pastificio Cerere nasce a Roma nel 2004 con l’obiettivo di promuovere e diffondere l’arte contemporanea.
Nel 2005 inaugura la sede all’interno di quello che un tempo era il Pastificio Cerere, una ex fabbrica di pasta costruita nel 1905 e attiva fino al secondo dopoguerra. A partire dagli anni Settanta, la fabbrica dismessa è stata spontaneamente ripopolata dagli artisti, i quali hanno deciso di stabilirvi i loro studi: luoghi da abitare per vivere una sperimentazione quotidiana. Nel corso degli anni anche critici, intellettuali ed esponenti del mondo dello spettacolo hanno gravitato intorno a questa fucina divenuta un punto di riferimento per la cultura in generale.
Con l’intento di preservare questo grande patrimonio culturale, la Fondazione ha permesso innanzitutto ai fruitori di accedere liberamente ad uno spazio deputato all’arte contemporanea: attraverso una ricca proposta di incontri, mostre e laboratori – a favorire l’interazione dei linguaggi artistici contemporanei e la sperimentazione di nuove modalità d’intervento e partecipazione, stimolando un dialogo aperto con la città e coinvolgendo un pubblico sempre più eterogeneo.
Oggi, varcando la soglia di questo maestoso fabbricato si ha subito l’impressione di trovarsi in luogo attrattivo, coinvolgente e inclusivo. Un raro esempio di uno spazio privato divenuto spontaneamente, grazie alla presenza degli artisti, un’officina del contemporaneo, un hub culturale in cui ricerca, innovazione e sperimentazione si intrecciano sensibilmente con le vicende della città e dialogano con enti pubblici, privati e istituzioni culturali di ogni parte del mondo.

www.pastificiocerere.it

Fondazione Pastificio Cerere presents LOSING CONTROL, Giulio Bensasson‘s first solo exhibition curated by Francesca Ceccherini, which stretches across the spaces of the silos and the underground of the mill, both made possible after the recovery of the ancient Pastificio Cerere. The project consists of two site-specific installations – Losing Control #1 and Losing Control #2 –, which are the result of research dedicated to the theme of loss of control and the ensuing phenomena.

Losing Control #1, which is located in the underground Spazio Molini –  originally intended for the production of semolina– questions the loss of control that occurs in the everyday life of the places where we live, as conveyed through a perceptual itinerary dedicated to obsessive forms of erasure: witness the idea of “cleaning, cleansing, covering” as the elimination of the memento mori, that is, what symbolically reminds us of the unavoidable end of our lives. Three sculptural volumes have been produced by means of a composition of tiles, which the artist has made by hand using the cast technique in order to form clear, luminous, maniacally clean, orderly and rational surfaces – delicate, surreal objects in total contrast with the walls consumed by the mould and dampness that mark out the place. This relationship also includes an audio work and an olfactory sculpture, that is, a deep, rhythmless sound interwoven with a collection of buzzing sounds produced by insects that generates a feeling of repulsion/attraction while room diffusers release a fresh fragrance alien to the dilapidated space.

The Losing Control #2 installation consists of a photograph and a large light box, the images in which are magnified films found in an old studio in Rome and original slides illuminated through vintage viewers. The images, which originally captured a precise moment and a personal memory, are now the result of the relentless action of moulds and fungi, which have dissolved each image in colour and liquefied the films with the acids they are composed of. Time, which has gained complete control over these images, gives rise to a process of spontaneous decomposition that distorts the original image, thereby generating new colour landscapes, abstract, organic forms, and fluorescent universes. The slides are part of the Non so dove, non so quando (2016) archive, which gathers hundreds of films recovered and numbered by the artist; said films are like vanitas of the present time, still lifes exhumed from recent history that are offered a post-mortem life. The same slides, which are the result of a chaotic process that has lasted over forty years, also become clues to the workings of human memory, which is incapable of clearly preserving memories, i.e., traces of what the chemistry of time has erased.

Giulio Bensasson (Rome, 1990) lives and works in Rome.
Bensasson’s artistic practice mainly develops through sculptures and installations. The themes at the heart of his work include time, which is a primary element of many of his works as well as an expressive material through which to investigate the transformation of matter and the aleatory processes involved. In his research, Bensasson explores possible reflections linked to the theme of memory and still life, namely the kind of art that has always been concerned with the real, the banal and the ordinary, i.e., themes that Bensasson constantly addresses.

www.giuliobensasson.com

Fondazione Pastificio Cerere was established in Rome in 2004 with the aim to promote contemporary art.
In 2005 the Foundation opened in what was once the Pastificio Cerere, a former pasta factory built in 1905 and which operated until the second postwar period. From the Seventies, artists spontaneously began to populate the abandoned factory. During the years the building has seen the coming and going of many different artists, then critics, intellectuals and representatives of the entertainment industry who all gravitated around this workshop which became a point of reference for culture.
The Foundation’s purpose is preserving this remarkable cultural heritage, first of all, allowing users to freely access a space dedicated to contemporary art: through a rich proposal of meetings, exhibitions and laboratories – with encouraging the interaction of contemporary artistic languages and the experimentation of new modes of presence and participation, stimulating an open dialogue with the city and involving an increasingly heterogeneous public.
Today, already at the entrance of this majestic building we have the impression of being inside an attractive, inclusive place. A rare example of a private space which naturally turned, thanks to the presence of the artists, into a workshop of contemporary art, a cultural hub where research, innovation and experimentation are entwined sensibly with the events of the city and talk with public and private bodies, and cultural institutions from every corner of the World.

www.pastificiocerere.it

Hanno lavorato al progetto LOSING CONTROL:

Testimony


Progetto finanziato con il programma regionale Lazio Contemporaneo L.R. 29_2001 per un importo pari a € 48.783, 32